IL CASO

Quelli del Mondo Migliore: la rivoluzione etica passa da Torino

Sempre più aderenti in città e in tutto il Piemonte per il progetto che mira a cambiare le regole del gioco in Italia: 100 mila gli iscritti nazionali ai Clemm. Il referente regionale Castelli: "Ridaremo speranza ai nostri figli e a tutti i giovani che adesso come noi vivono in un sistema che ci ha schiavizzati"

TORINO. C'è un nuovo fenomeno sociale, qualcosa che sta prendendo piede a Torino e nel resto d'Italia. È un progetto culturale, un movimento che coinvolge sempre più persone radunate da un passaparola che si diffonde attorno a concetti etici.

Sorprendente che questi argomenti abbiano fin qui avuto il potere di creare un seguito di oltre centomila persone in Italia, organizzate in "salotti culturali".

Vale la pena indagare. In Piemonte esistono già 1.300 Clemm (ovvero circoli locali etici mondo migliore) e quindi 14 mila persone impegnate a sviluppare il progetto. Una delle regioni con il maggior numero di attivisti.

Il referente regionale di questo movimento che aspira a un "Mondo Migliore" si chiama Salvatore Castelli. È un imprenditore edile originario di Genova che, proprio per seguire da vicino il progetto si è trasferito in pianta quasi stabile a Torino. "Per me è stata una rivelazione - ci racconta al telefono -, qualcosa che mi ha ridato la speranza di cambiare in meglio l'Italia, di farlo per il bene dei miei figli e di tutti i giovani che adesso purtroppo vivono come noi in un sistema che ci ha schiavizzati".

Tutto fa capo a Maurizio Sarlo, filantropo veneto fondatore del Coemm (comitato organizzatore etico mondo migliore) che, racconta Castelli, "insegue da sempre l'obiettivo di debellare la fame e la povertà nel mondo. Per questo da giovane aveva promosso partite di calcio benefiche e avviato iniziative solidali come ad esempio l'adozione a distanza. Ma poi si è reso conto che tutto questo prodigarsi non avrebbe risolto nulla. Bisognava cercare un'altra via. Bisognava coinvolgere i potenti della terra, coloro che possiedono le leve finanziarie. Bisognava convincerli a sostenere un progetto sociale innovativo. Dal 2015 Sarlo ha così iniziato a sviluppare il suo sogno, creando il primo "salotto" culturale composto da 11 persone, come una squadra di calcio. Oggi i salotti in Italia sono circa 10 mila e le persone circa 100 mila. Le regole? Sì, sono quattro e facilmente condivisibili: altruismo, etica, riservatezza e buona comunicazione".

Non sono mancati gli attacchi al progetto. Striscia La Notizia ha dedicato diverse puntate al fenomeno Coemm, puntando l'indice su quell'euro che ogni aderente deve versare ogni mese all'associazione. "Coemm è una piccola associazione che ha bisogno di essere sostenuta. Altrimenti come potrebbe realizzare il suo progetto sociale? Una volta al mese ogni salotto si riunisce per discutere tematiche culturali e per raccogliere la donazione volontaria di un euro da ogni partecipante. Un euro, volontariamente. Ciò che viene raccolto serve a pagare le spese per i convegni organizzati in campo nazionale ma anche per aiutare i membri dell'associazione che ne hanno bisogno, considerata la situazione di crisi generale...". Altro tema delicato riguarda il cosiddetto quid. Di cosa si tratta? "Il quid è un contributo che spetterà a tutti coloro che hanno abbracciato questo progetto ed è un modo per dimostrare che si può realmente vivere in un altro modo, con pari dignità per tutti". Si parla di 1.500 euro per ogni persona attivamente coinvolta nel progetto: chi finanzierà questa cifra mensile? "Questa cifra è il frutto di un progetto di ingegneria finanziaria, gli investitori credono nella riuscita di questo progetto epocale e scommettono, così come fanno ogni giorno per svariate iniziative economiche in tutto il mondo".

Non ci credete? Quelli del Coemm-Clemm hanno fissato una data, subito dopo l'estate, quando partirà l'erogazione del quid.

LUCA BORIONI

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