POLIZIA

Sequestri per 4 milioni alla 'ndrangheta: anche in Piemonte

Sono beni riconducibili al collaboratore di giustizia Gennaro Pulce e ad imprenditori nel campo delle costruzioni. Operazione partita da Catanzaro ed estesa ad altre regioni

CATANZARO. Beni per un valore complessivo di circa 4 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Polizia di Stato a Catanzaro e Lamezia Terme, oltre che in Lombardia, Piemonte ed in Abruzzo, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Gip distrettuale del capoluogo calabrese.

Si tratta dei beni riconducibili al collaboratore di giustizia Gennaro Pulice, alla moglie e ad alcuni imprenditori operanti nel campo delle costruzioni, considerati suoi prestanome. Nel corso dell'operazione, svolta dagli uomini della squadra mobile coadiuvati da personale dell'ufficio Misure di Prevenzione della Questura di Catanzaro, sono state sottoposte a sequestro la totalità delle quote e l'intero patrimonio aziendale di 5 società e di un'impresa individuale operanti prevalentemente nel settore delle costruzioni, 20 beni immobili, alcuni veicoli e diversi rapporti bancari.

Le attività investigative, coordinate dalla locale Procura Distrettuale Antimafia, sono state svolte dal personale del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato - Unità Indagini Patrimoniali e dalla Squadra Mobile di Catanzaro, con in supporto del commissariato di Lamezia Terme. Gennaro Pulice, considerato esponente di vertice delle cosche confederate "Iannazzo e Cannizzaro-Daponte", autore di diversi omicidi, il primo dei quali commessi quando era ancora minorenne, è considerato dagli inquirenti un collaboratore di eccezionale importanza perché, oltre ad aver riferito in ordine alla sua partecipazione a crimini efferati, è emerso come uomo d'affari ed imprenditore di successo, dedito, dopo una vertiginosa scalata da ruoli di pura manovalanza a posizioni di rilevante prestigio criminale e dopo il conseguimento di due lauree in giurisprudenza e scienze giuridiche, ad investimenti di elevato profilo ed operazioni finanziarie spregiudicate.

Le indagini hanno permesso di accertare che Pulice, nel periodo antecedente il suo arresto, avvenuto nel maggio 2015 nell'ambito dell'operazione "Andromeda" realizzata dalla stessa Polizia di Stato, aveva posto in essere, con il concorso di imprenditori compiacenti, una serie di interposizioni fittizie in relazione alla titolarità delle proprie attività economiche con lo scopo di evitare eventuali misure di sequestro del sua patrimonio come conseguenza della possibile applicazione di misure di prevenzione nei suoi confronti.

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