PUBLIREDAZIONALE

Per telefonare in sicurezza ci vuole uno Skudo

Il cellulare fa male? Nelle istruzioni allegate dai produttori non si escludono conseguenze. E allora meglio salvaguardare le cellule con la protezione di un nanoprocessore capace di ridurre notevolmente l'effetto delle radiazioni elettromagnetiche

A cura del Prof. Nicola Limardo –  Imprenditore ed inventore con sede a Novara. Docente ai Corsi di Alta Formazione organizzati dall'associazione ILMA (legata all'università Harvard di Boston) presso l'Università "La Sapienza" di Roma nonché responsabile scientifico nel settore della Medicina Ambientale dell’ILMA (Italian Lifestyle Medicine Association) legata all’Università “Harvard” di Boston
 
IL TELEFONO CELLULARE FA MALE?
La pericolosità delle onde elettromagnetiche emesse dai telefoni cellulari è stata scientificamente dimostrata fin dall’anno 2011, quando il portavoce della IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), il prof. Kurt Straif, durante un’intervista televisiva in merito alle radiofrequenze e ai campi elettromagnetici emessi anche dal telefonino, ha detto esplicitamente che essi “alterano i flussi sanguigni cerebrali, ma ci sono anche altri effetti di alterazione sul DNA”. Il prof. Straif ha quindi confermato il  danno biologico generato da un telefonino se  l’utente, contravvenendo a quanto riportato sul libretto di istruzione di molti telefoni cellulari, appoggia il telefonino alla testa. Bisogna però distinguere il “danno biologico” dal “danno sanitario”, perché altrimenti si rischia di fare confusione ritenendo, per esempio, che l’uso di un telefonino possa provocare sicuramente una malattia. Il “danno biologico” è da considerarsi come “danno alla cellula” o alterazione sempre a livello cellulare/molecolare: non si tratta quindi di patologia; per “danno sanitario” invece si intende una malattia conclamata, per esempio  un tumore alla testa. Mentre l’effetto nocivo a livello biologico si manifesta sempre durante ogni telefonata effettuata col cellulare, il danno sanitario non è certo (la IARC  classifica il telefono cellulare come “possibilmente cancerogeno” e non “sicuramente cancerogeno”), perché i campi elettromagnetici non lasciano traccia nel tempo  (come capita invece  con le fibre di amianto che si depositano nei polmoni), perciò non si ha certezza che, dopo una telefonata, il danno biologico o l’alterazione biologica possano poi diventare una patologia. Certo è che se riduciamo il rischio di un danno biologico allora, di conseguenza, riduciamo il rischio di danno sanitario. Ecco quindi che alla domanda: “il cellulare fa male?”, la risposta è: il cellulare appoggiato alla testa durante la chiamata, contravvenendo ai consigli riportati sul libretto di istruzione di molti produttori di telefoni cellulari, fa male perché genera sicuramente un’alterazione biologica, ma non è dato sapere se tale alterazione poi diverrà nel tempo una malattia”. La cellula danneggiata ha infatti una possibilità di recupero se è poco danneggiata, oppure i nostri meccanismi di difesa possono portare la cellula danneggiata alla morte naturale (apoptosi): in entrambi i casi essa viene messa in condizioni di non creare danno all’organismo  provocando ad esempio un tumore alla testa (in forte aumento il “glioma” negli ultimi anni, specialmente nei giovani); c’è però una terza possibilità, ossia la cellula danneggiata non viene distrutta né sistemata dai nostri meccanismi di difesa, perciò “muta” e non muore più! Questo è il caso in cui tale danno biologico può generare, nel tempo, anche una patologia!

LA SOLUZIONE: IL NANOPROCESSORE 
Dato che il pericolo che un telefonino generi un danno biologico si ha quando lo appoggiamo alla testa durante una conversazione, ma si può correre il rischio di “disturbi” biologici anche quando è a contatto con il corpo, è improbabile che qualcuno  sia capace di mettere in pratica la raccomandazione della stragrande maggioranza dei produttori di telefonini, ossia di “tenere durante l’uso il dispositivo a distanza di almeno 1,5 centimetri dal corpo”, nella fattispecie l’orecchio. E’ chiaro che questa avvertenza sta a significare che le onde elettromagnetiche emesse dai telefonini non fanno bene alla salute! Finora infatti nessun produttore di telefoni cellulari ha potuto affermare apertamente che il telefonino sia un’apparecchiatura sicura per la salute in merito all’emissione dei campi elettromagnetici e, proprio per ridurne gli effetti, omaggiano come accessorio per i cellulari l’auricolare a filo (quello in onda radio è meno sicuro). Il problema è reale e serio ed era necessario trovare una soluzione che riducesse significativamente questo rischio. Dopo molti anni di ricerche e sperimentazioni, coinvolgendo esperti di fisica, informatica, chimica ed ingegneria quantistica (alcuni dei quali in odore di Nobel) è stato realizzato il primo nanoprocessore, presente in commercio con il marchio Skudo® o con marchio affine Skudo®Wave, capace di ridurre significativamente l’effetto nocivo delle radiazioni elettromagnetiche. Il nanoprocessore, inserito all’interno in un dischetto adesivo in resina o policarbonato, non va a schermare o ridurre il campo elettromagnetico del cellulare, perché una schermatura potrebbe addirittura far aumentare il rischio del danno: la batteria del telefonino, in tal caso, dovrebbe fare più fatica per collegarsi con un ripetitore per agganciare la linea, così sarebbe maggiore l’energia emessa dalla batteria e maggiore il rischio di danno biologico. La specifica di funzionamento è visibile sul sito aziendale www.geoprotex.com nell’area video, dove si approfondisce nei particolari anche la  funzione del nanoprocessore.
 
VERIFICA EFFICACIA DEL NANOPROCESSORE
L’efficacia del nanoprocessore è stata verificata direttamente sull’uomo, attraverso un Laboratorio di medicina cellulare e attraverso l’utilizzo della PET (Tomografia ad Emissione di Positroni). “In vitro” è stata verificata dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università di Perugia  (allora il prodotto era denominato “convertitore d’onda Geoprotex”)e pubblicata successivamente sulla più importante rivista di Sanità Pubblica italiana (SITI). Al prodotto è stata dedicata anche parte di una Tesi di Laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università di Siena da parte della dottoressa Elisabetta Galli e sta per essere ultimata un’altra Tesi di Laurea in Olanda specifica sul nanoprocessore Skudo® Sul sito www.geoprotex.com sono comunque riportati ulteriori attestati e certificazioni del prodotto che, attualmente, per le caratteristiche estremamente innovative, non ha concorrenza sul mercato internazionale ed è tra i candidati alla premiazione internazionale di “prodotto innovativo dell’anno 2017”. Tale evento è considerato il più importante nel panorama internazionale dell’innovazione e si terrà a Ginevra dal 29 marzo al 2 aprile 2017.
 

NOVITA’ PER L’ASSOCIAZIONE COEMM-CLEMM

E’ stato stipulato un accordo tra la COEMM e l’azienda  Edil Natura Srl, produttrice del nanoprocessore Skudo® e quindi è già  in vendita  il nanoprocessore personalizzato con il marchio COEMM. Il prodotto personalizzato può essere richiesto direttamente all’Azienda Produttrice Edil Natura Srl di Novara attraverso il proprio sito www.geoprotex.com, alla voce “contatti e ordini”, richiedendo il modulo d’ordine e poi, dopo averlo compilato ed effettuato il pagamento tramite bonifico bancario del materiale richiesto,  inviare copia modulo ordine e copia avvenuto bonifico per emal all’Azienda Edil Natura che, a sua volta, provvederà a spedire la merce a domicilio (tempi di consegna richiesti: circa 2/3 giorni). Ricordarsi di aggiungere nello specifico nel modulo d’ordine alla voce “skudo” la parola “COEMM” per ricevere il  prodotto personalizzato. Si ricorda che il  costo del prodotto è di euro 29,00 IVA compresa + 10 euro per la spedizione, oppure rivolgersi ai nostri agenti diretti di zona. Non è previsto alcun costo per la spedizione per ordini complessivi di acquisto di almeno 200 euro.  Si informa che per i prodotti venduti ai soci COEMM- CLEMM l’Azienda Edil Natura devolverà parte dei proventi in donazione  alla COEMM per contribuire al sostegno del progetto per un “Mondo Migliore” fortemente voluto e creato da Maurizio Sarlo.
 

di NICOLA LIMARDO

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