IL PROCESSO

"Michele Buoninconti va assolto: non ha ucciso Elena Ceste"

In appello i difensori del vigile del fuoco condannato in primo grado non hanno dubbi: "Chiediamo l'assoluzione, siamo fiduciosi. La morte accidentale non è mai stata considerata, invece le condizioni in cui è stato ritrovato il cadavere e, soprattutto lo stato psichico della vittima all'epoca dei fatti, dimostrano che si tratta di una possibilità reale"

TORINO. "La frattura del coccige riscontrata sul cadavere di Elena Ceste è conseguenza di una caduta avvenuta quando ancora la donna era viva. Questo elemento, insieme alla mancanza di qualsiasi segno di violenza, escluderebbe l'omicidio". Lo ha detto stamattina in Corte d'assise d'appello a Torino l'avvocato Giuseppe Marazzita, legale difensore di Michele Buoninconti, il vigile del fuoco condannato in primo grado a 30 anni per l'omicidio della moglie Elena Ceste.

"Se si parte da premesse errate si arriva inevitabilmente a conclusioni assurde" ha aggiunto l'altro legale difensore, Enrico Scolari, che dinanzi al giudice Fabrizio Pasi ha ricostruito i movimenti di Buoninconti e analizzato le celle telefoniche, ribadendo come la mattina dell'omicidio il vigile del fuoco non avrebbe avuto il tempo materiale per uccidere e occultare il cadavere della moglie.

L'avvocato Marazzita è perentorio: "Michele Buoninconti non ha ucciso la moglie, per questo chiediamo la sua assoluzione. Siamo fiduciosi - ha aggiunto l'avvocato - e lo è anche Buoninconti, che ha seguito con molta attenzione il dibattimento. In questo processo tutto si gioca nella premessa, l'accusa esclude la morte accidentale, che invece a nostro parere è possibile, anche per le condizioni in cui è stato ritrovato il cadavere e, soprattutto, per lo stato psichico della vittima, che all'epoca dei fatti non stava bene". La sentenza della Corte d'assise d'appello è prevista per il prossimo 15 febbraio.

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