STILE DI GOVERNO

"L'eleganza al potere", gesti-gestacci e turpiloqui per vincere facile

C'è quello simpatico di Grillo e Berlusconi o quello più volgare della Santanchè o di Gasparri, o persino del vecchio leone leghista ferito, Umberto Bossi. Comunque sia il "gestaccio" in politica è sempre stata una costante del cattivo gusto tutto italico della "Tekné Politiché" e che non ha risparmiato nessuno, da destra a sinistra al centro o sopra o sotto o di lato. Sembra quasi che chi non possieda l'enzima ferino che scatena il gesto non abbia i requisiti giusti per poter governare.

Tutto cambiò quando si affacciò al balcone della politica che conta davvero un certo Umberto Bossi, guerriero padano, che sulla scia di Alberto da Giussano, voleva affrancare il nord e la regione della Padania da "Roma ladrona!", almeno così strillava. Ma Bossi andò oltre, col suo fare verace e rustico sdogonò un intero glossario del perfetto ribelle: parolacce, turpiloqui e gestacci. Altri lo seguirono, fedelissimi e meno, Da Calderoli a Borghezio.
Poi fu la volta, niente meno che, del leader indiscusso dell'Italia della Seconda Repubblica, Silvio Berlusconi, che dell'arte del paradosso fece uno degli aspetti peculiari del suo incredibile successo. Con lui l'arte dell'ambiguità non ebbe barriere. La stampa lo fraintendeva sempre o non capiva mai, i suoi oppositori "mangiavano ancora bambini" e i pensionati ringalluzzirono. Un vero e proprio ventennio... di politica e barzellette.
Con Renzi e la terza repubblica le cose non cambiano. Qualcuno doveva pur raccogliere il testimone del "fanculismo politico". Ci ha pensato Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle. Proverbiali i suoi "Vaffa" da piazza, ma anche i suoi gesti risolutori.
Un'aggressività verbale contro la politica stessa che, in un clima di diffusa antipolitica, ha portato il movimento dritto ai vertici della vita amministrativa del Paese.
Chissà che in tutti questi anni, proprio il tratto comune dei vincenti non sia stata la maleducazione e il turpiloquio dominante. Chissà se forse... in un'epoca di grande dissenso un po' di sano gusto Neanderthal non sia la carta vincente per affermarsi sui tiepidi di spirito e di corpo.

di Silvio Aparo

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